Equilibrium
Antonio Guiotto, Francesco Bertelé

a cura di Pietro Rigolo

dal 3 al 30 novembre 2012
vernissage sabato 3 novembre ore 18
Svernissage
Asolo (Tv)

Le opere di Antonio Guiotto e di Francesco Bertelé ci offrono un affondo nel mondo, la scelta precisa di stare qui e di partire da quello che ci troviamo davanti agli occhi.
Come un fungo, o un qualsiasi parassita, che vive di quello che il corpo ospitante gli offre. O almeno ci prova.
Francesco Bertelé presenta sempre nuovi punti di osservazione del mondo. Siano le sue opere composte da case sugli alberi, sentieri nei boschi, stanze semibuie, in esse lo sguardo si fa sottile e indaga con stupore oggetti e paesaggi, che vengono rielaborati attraverso un lungo processo che porta alla costituzione di un nuovo spazio d’esperienza.
Assenza d’Opera-Respiro, il corpus più recente, è composto da gesti scultorei in cui associazioni di forme, innesti e appoggi trasformano dei resti di vita in delle chimere multiformi, delle mute presenze dove si fonde la più intima visione interiore e l’abbraccio del di fuori.
Il racconto è un aspetto centrale della pratica di Antonio Guiotto, le cui opere riflettono sui modi e le finalità del raccontare storie – la storia dell’arte, la propria storia, e molte altre, con un’ampia rosa di stili e pose: a volte ironico, a volte drammatico, spesso logorroico e qualche volta reticente.
I suoi interventi, non importa se testuali, performativi o scultorei, si configurano come strutture che implementano il reale e ne evidenziano allo stesso tempo l’estrema precarietà, cercando di tenerlo letteralmente in piedi. Attraverso il fitto setaccio di allusioni e citazioni filtrano indizi di senso, promesse di costruzioni più solide, il sogno della casa che possa resistere ad ogni vento.


Del riuscire a stare in piedi nonostante alcuni crostacei e altri mostri

Pietro Rigolo

Ci sono giorni come questo, quando dopo settimane di caldo atroce sale il vento, gli scuri sbattono contro i muri e finalmente si annuncia la pioggia, giorni elettrici in cui i pensieri sembra non possano generarsi da altro se non dal tempo che fa, da quello che si mangia e da quanto si dorme, pensieri che si formano in maniera spontanea, crescono come le piante, prendono forme dettate dal caso o da chissà quante leggi che io non conosco.
In giorni come questo, questo posto diviene insopportabile, appena te ne vai -perché te ne vai sempre in questi giorni – inizio a camminare senza sosta, assorbo tutti i segni magnifici che questa città mi offre: “ti mangerei come una porchetta che in effetti per me sei”, sul muro di un vicolo dove nemmeno i cani vanno più a pisciare.
Eppoi momenti sospesi, quando soffia il vento In un viale alberato molto più stretto di come me lo ricordavo, e il suono delle macchine arriva attutito. lo al centro della strada, per un attimo mi trovo in bilico, un piccolo pezzo in un tutto che si plasma fino a contenermi, e quando finalmente si avvicina qualcuno abbasso gli occhi, provo vergogna di questo attimo che chissà come riuscirò a descrivere, ma ecco, a pensarci bene è come se l’aria si facesse solida ma ci fosse lo spazio giusto per me.
In giorni come questo leggo sempre qualcosa che mi sconvolge, vedo sempre un film che ml fa tremare. Ormai non ho il minimo senso critico, semplicemente ci sono dei giorni in cui sono disposto a farmi conquistare, altri no. Giorni in cui scrivere righe come queste, giorni in cui bruciarle.
Ebbene, oggi ho letto un saggio scritto da un uomo barbuto, su una statua che rappresenta un uomo barbuto. Due cose mi hanno colpito, anzi tre: la prima é che l’uomo in carne ed ossa sembra fosse ossessionato dalla statua, andava a vederla ogni giorno, ogni giorno.
La statua, da quel che capiscono fini psicanalisti, diviene per lui un simbolo, ma allo stesso tempo lui ci si identificava pienamente, era lui stesso in quel preciso istante della sua vita,
E ora l’appunto di gran lunga più importante: l’uomo barbuto cerca di capire che momento della storia la statua voglia rappresentare, se si alza, se si siede, se è calma o adirata. Legge tantissimo, si scervella, ma alla fine dice che la soluzione gli viene guardandola: si siede davanti a lei, e aspetta di co­glierla in fallo, di intravedere un movimento. E la statua non si muove, anzi, a silenzio si aggiunge silenzio, regna una pace sottile, definitiva.
Se scrivo troppo mi fa male la mano, le dita si intirizziscono e devo stenderle, se passo poi al computer dopo due giorni mi viene male al polso, forse non dovrei appoggiarlo ma allora magari mi farebbe male il gomito.
Al di là dei miei acciacchi il punto è un altro: non posso separare il pensiero dal mio corpo, di fatto il pensare è una funzione corporale. Ogni frase che scrivo, ogni oggetto che realizzo non sono che protuberanze di me, non posso staccarmi da questa massa seduta davanti a uno schermo.
Essere una voce che aleggia nell’aria, senza nome, un pettegolezzo che si espande di bocca in bocca… Un granchio cieco, che procede sempre tentoni in tutti i sensi e per caso agguanta qualcosa; ma non procede tentoni per agguantare bensì perché le sue membra si muovono necessariamente qua e là.”
Il più delle volte, in giorni come questo, è solo questione di saper selezionare i segnali che ci arrivano, capire se quello sguardo è davvero per noi, se il fatto che capitiamo seduti vicini significa fortuna, disastro, o niente.
Questa lettera che spedisco a voi, Maura e Mauro, evidentemente scritta nel giorno sbagliato e da tanto lontano, è come se si sviluppasse lungo un sentiero stretto stretto con ai lati due crinali ripidissimi. Da una parte c’è il rischio di non riuscire a dire nulla, di cadere in un vortice di immagini che non possano generare altro che loro stesse; dall’altra la paura di salire fino a divenire un santone televisivo, cercando di far acquisire un significato simbolico a tutti questi mostri. In mezzo, se riusciamo a tenere l’equilibrio, se riusciamo a stare in piedi, il sentiero giunge alla vostra casa.

Equilibrium
Antonio Guiotto, Francesco Bertelé

dal 3 al 30 novembre 2012
vernissage sabato 3 novembre ore 18
su appuntamento
Svernissage
Via Cipressina, 1
31011 Asolo (Tv)
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